Stefano Malatesta

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IL CANE CHE ANDAVA PER MARE
e altri eccentrici siciliani

Neri Pozza, 2000

Una raccolta di una trentina di racconti sugli unici italiani che l’autore reputa “eccentrici”, i siciliani.

Le storie narrate in questo libro toccano appunto, la “corda pazza” - come diceva Luigi Pirandello - dei siciliani. E come potevano mancare gli eoliani? Dai racconti di Malatesta emerge una variopinta kermesse di figure principali e minori, tra le quali facilmente si possono riconoscere alcuni dei personaggi che realmente popolano oggi l’arcipelago.

Infatti ben quattro dei suoi racconti sono dedicali alle Eolie:

- “Il cane che andava per mare” che da anche il titolo alla raccolta, è la storia di un cane “randagio” che ha vissuto sotto il molo di Marina Corta, raccontata da Luigi, un eoliano con le stampelle che ci ricorda tanto un giornalista che scrive sullo stesso quotidiano dell’autore;

- “Ulli il mulattiere“, storia di un tedesco che ha realizzato un’emigrazione al contrario (dal Nord al Sud), trasferendosi nel paesino di Ginostra, con l’intento di preservarne lo straordinario ambiente naturale;

- “L’arciduca delle isole“, dedicato a Luigi Salvatore D’Austria, l’arciduca austroungarico che ha lungamente viaggiato nelle Eolie e le ha mirabilmente descritte in un’opera composta da otto tomi, uno per ogni isola più una parte generale;

- “Vulcano e Stromboli“, racconto dedicato alla “guerra dei vulcani” che si è disputata sessant’anni fa nel patinato mondo del cinema quando al film “Vulcano” con Anna Magnani girato da William Dieterle nell’omonima isola si contrappose il film “Stromboli” con Ingrid Bergman per la regia di Roberto Rossellini. Nel racconto viene descritto un eoliano - “uno svelto e intelligente giovanotto che aveva la faccia di un turco sbarcato alla marina” - che ci ricorda tanto uno dei “Nini” del Centro Studi Eoliano.

L’autore:
Stefano Malatesta scrive racconti di viaggio e articoli d’arte e di letteratura per “La Repubblica”. E’ nato a Roma, dove vive tuttora dopo una notevole serie di viaggi in tutto il mondo. Oltre alle prime guide alla natura in Italia, ha scritto “L’armata Caltagirone”, “Il cammello battriano”, “Il grande mare di sabbia”, “Il napoletano che domò gli afghani”. Dirige la collana di letteratura di viaggio «Il cammello battriano» per la casa editrice Neri Pozza. Il suo prossimo libro, che sarà pubblicato in giugno nelle edizioni Neri Pozza, si intitola “La vanità della cavalleria e altre storie di guerra”. Con “Il cane che andava per mare” ha vinto nel 2000 il premio Settembrini. Non è siciliano ma ha scritto i racconti nella sua casa siciliana.

Gentilmente l’autore ha accettato di rispondere alle nostre domande.

IL CANE CHE ANDAVA PER MARE e altri eccentrici siciliani
Intervista eoliana di Clara Raimondi all’autore Stefano Malatesta

Roma, 25 gennaio 2010

1. Qual è il suo personale rapporto con l’arcipelago delle Eolie?
Non conoscevo affatto le Eolie: un anno finii a Lipari per caso perché avevo un appuntamento con una barca. Mentre aspettavo, arrivò un telegramma ad avvisarmi che la barca era rimasta in Grecia con il motore rotto, e che non sarebbe arrivata prima 15 giorni. Passeggiando sono finito a Marina Corta. All’epoca non conoscevo ancora nessuno, e mi sono seduto al Chitarra Bar. Dopo poche ore sono diventato amico di tutti, soprattutto di Luigi Barrica che mi ha arruolato per fare dei giri in barca con le turiste. Andavamo all’arrivo degli aliscafi per cercare clienti cui offrivamo piccole crociere nelle Eolie: è stata una delle più belle vacanze della mia vita, così imprevista. Barrica, poi grazie a me, è diventato il corrispondente di Repubblica dalle isole Eolie. Ma mi mise un po’ in difficoltà con il giornale: voleva pubblicare articoli improbabili, come quello della famiglia che abitava in un bagno pubblico a Lipari oppure di Vulcano che stava per esplodere e avrebbe fatto saltare in aria la casa di Mike Bongiorno.

2. Com’è nata l’idea dei 4 racconti eoliani inclusi nella raccolta “Il cane che andava per mare”?
La storia di Jack, il “cane che andava per mare”, che ha dato il titolo all’intera raccolta, me l’ha raccontata Barrica. Poi ho incontrato Ulli di Ginostra, grazie a lui nacque il racconto “Ulli il mulattiere”. Al Centro Studi di Lipari ho incontrato Nino Paino, il “giovanotto svelto e intelligente con la faccia di un turco sbarcato alla marina” citato nel racconto “Vulcano e Stromboli”. Al Centro Studi ho conosciuto anche Francesco Alliata che è diventato uno dei miei migliori amici e ora sta scrivendo per me il racconto della sua vita e delle vicissitudini della Panaria Film. Il libro si intitolerà “L’odore del riposto”. Il riposto è quel locale nel feudo dove si ‘ripongono’ le fave secche, i pomodori, il granoturco, le alici etc.

3. Perché i siciliani sono “eccentrici”?
I siciliani hanno le loro caratteristiche, che dipendono dalla loro storia. Si ritengono unici: puoi dire qualunque cosa ad un siciliano, che è un mafioso, un mascalzone, ma non devi dirgli mai che assomiglia a qualcun’ altro, perché lui si ritiene unico, e l’unicità è tutto. Il siciliano è una monade totale e tutto discende dal suo essere tale. Quando iniziai a scendere in Sicilia, tutti mi parlavano di omertà. Il mio problema però, è sempre stato l’eccesso di informazioni, non la mancanza: ogni persona voleva dire la sua. Gli italiani sono molto più cinici, elastici, mentre il siciliano, cinico, non lo è mai. E’ passionale invece, e ha la tendenza netta alla tragedia: tende a portare le proprie esperienze all’estremo, ci mette “il carico da 12”, come si dice. E’ un “tremendista” come il torero Manolete, che era chiamato così perché era sempre cupo e non rideva mai. Nel cinema degli anni ’50 c’era il mito che in Sicilia non si poteva girare un film a colori perché solo il bianco e nero poteva rendere la drammaticità del paesaggio. Questi film sembrano sempre girati tutti a mezzogiorno. In ogni film doveva esserci la musica dello scacciapensieri a precedere un’ammazzatina. A quei tempi la Sicilia andava avanti per luoghi comuni, in cui si ritrovavano sia gli isolani che i continentali.

4. Anche gli eoliani sono “eccentrici” come gli altri siciliani?

Gli eoliani non sono siciliani, sono completamente immersi nel loro mare. Sono talmente presi dalla bellezza delle loro isole che non riescono a fare altre considerazioni. La Sicilia non è una regione, è un continente e nel continente Sicilia una regione a parte sono le Eolie. Gli eoliani sono la parte marittima e pescatrice della Sicilia.

5. Nell’introduzione al libro lei dichiara di aver scritto tutte storie reali, in Sicilia la realtà supera la fantasia?
La Sicilia è piena di storie eccessive, un terzo degli scrittori italiani sono siciliani perché si trovano di fronte ad una realtà talmente ricca e variegata, che tutti provano a scrivere. Quello che caratterizza gli scrittori siciliani è l’ ossessivo ritorno all’ isola, che poi è l’argomento principale delle loro opere. Gli scrittori lombardi come Gadda, ad esempio, non scrivono solo della Lombardia, quelli emiliani non scrivono solo di Reggio Emilia: i siciliani invece scrivono quasi esclusivamente della Sicilia. Solo Pirandello ha scritto qualcosa di diverso. A volte si finisce per diventare manieristi o per ispirarsi alla prosa d’arte come fa Consolo. Molto più divertente è Camilleri, che conosco molto bene: e dato che fa sempre camminare Montalbano sulla spiaggia di Vigata, l’ultima volta che l’ho incontrato gli ho chiesto: “ma com’e questo fatto? Non è forse vero che ‘fottere in piedi e camminare n’a rina porta l’uomo alla rovina’?” E lui mi ha risposto: “Malaté, tu solo sai questi proverbi siciliani!”. I siciliani dicono che io sono uno dei pochissimi che conosce la loro lingua.

6. Che influsso ha secondo lei l’ambiente naturale delle isole Eolie, così aspro e selvaggio, sul destino dei suoi abitanti?
Io sono uno di quelli che ha fatto la battaglia per evitare il porto a Ginostra. Come si fa a fare un porto nell’ultima oasi rimasta nelle Eolie? Possibile non si riesca a capire che la natura di questi posti valga come la General Motors per Detroit o la Borsa per Londra? Abbattere questa natura è come tirarsi la zappa sui piedi, dal punto di vista economico, non dal punto di vista estetico-. Non è una propensione agli estetismi inutili, è una propensione a vedere con realismo la bellezza nelle isole Eolie: se le ricopri di cemento è la fine.

7. Che vantaggi potrebbero trarre i turisti che visitano le Eolie dalla conoscenza della letteratura qui ambientata, come i suoi racconti?
Ho sempre detto che o si viaggia in un certo modo o è meglio non viaggiare affatto: viaggiare non è deambulare, si viaggia con la testa, con il naso, con le orecchie, con tutti i sensi allertati. Bisogna conoscere i luoghi in cui si va, viaggiare vuol dire osservare. Anche entrare in un ristorante può essere un viaggio: io osservo gli avventori e cerco di capire che ambiente è. Quando viaggi devi avere la “mirada fuerte”, quello sguardo folgorante che arriva all’essenza delle cose.

8. Ha dedicato altre opere/progetti alle isole Eolie o alla Sicilia o intende farlo?
Vorrei fermarmi a Lipari tutto un inverno per intervistare tutti quelli che viaggiano con l’obiettivo di realizzare i “Racconti delle isole”. Vorrei fare un po’ come col mappamondo di fra’ Mauro, che oggi è conservato presso la Biblioteca Marciana a Venezia, e che lui ha disegnato in 50 anni di attività andando ad intervistare tutte le mattine i marinai che scendevano dalle navi. In questo mappamondo - datato 1460 - si vede l’Africa intera, compreso il capo di Buona Speranza, di cui allora non si sapeva ancora nulla, perché fu scoperto ben 50 anni dopo!
Mi piacerebbe anche fare una mostra sull’abbronzatura e un convegno sulla granita: se non si fa alle Eolie dove si fa?!
Per quanto riguarda la Sicilia, ho quasi finito di scrivere anche un altro libro di racconti che si intitola “La rivoluzione del vino e altre storie siciliane”: fino a 15 anni fa in Sicilia, dove si mangiava splendidamente, si beveva malissimo. Questo il libro è il racconto di come si è passati dal vino che Ulisse offriva a Polifemo – grezzo, pesante, imbevibile, rosso, alcolico a 17° - alla produzione di un vino magnifico. In Sicilia ci sono alcuni dei migliori vini italiani, non solo i Planeta o quelli della cooperativa Settesoli: anche nella piana dell’Etna oggi si fanno dei vini strepitosi.