Lidia Ravera

ETERNA RAGAZZA
Rizzoli, 2006

“Eterna ragazza” è il romanzo di Lidia Ravera che si svolge tra Roma e Stromboli. L’ ‘eterna ragazza’, che in realtà è già quasi una signora di mezza età, si innamora di un uomo innamorato di un’altra che ha vent’anni meno di lei. Ha un figlio, un lavoro, un ottimo rapporto con la solitudine e un ex marito che vive sul vulcano eoliano e d’estate la cerca ancora. Peccato che l’amore non si lasci governare dalla volontà, dal buon senso. Per non perdere il contatto con l’uomo di cui è innamorata si inventa amica: prima amica della giovane moglie, poi, quando compare la figlia di primo letto spedita a vivere col padre, la seduce. E infine, quando si rende conto che figliastra e matrigna si detestano, cerca di aiutare lui a destreggiarsi fra le tensioni di quel matrimonio diseguale (lui ha 49 anni, lei 24). Insomma fa di tutto, mentre la sua parte razionale la disapprova con saggio vigore, per vivere comunque accanto all’oggetto di questo suo desiderio tardivo e perdente, Vale la pena, Norma? In fondo chi è questo Sergio? Un chirurgo ortopedico, silenzioso, forse banale. E sua moglie? Un’attrice bellina e narcisa. E la figlia? Una sedicenne disturbata. Vivono nell’appartamento accanto al tuo, li sente far l’amore, li sente litigare. Li ascolta e prova a ridere e soffre, una situazione senza uscita? A sbloccarla sarà una tragedia. Un colpo di coltello. Una morte: rapida, atroce. Un arresto altrettanto rapido, quasi ovvio. Ma, dieci anni dopo, la storia riparte. E questa volta prende una strada davvero imprevista.

L’autrice:
Lidia Ravera è diventata famosa giovanissima con il bestseller Porci con le ali, scritto insieme a Marco Lombardo Radice. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo La festa è finita (Mondadori, 2002), Il freddo dentro (Rizzoli, 2003) e la nuova edizione di Sorelle (Bur, 2006). E’ autrice di numerose sceneggiature per il cinema e la televisione. Scrive su l’Unità e Micromega. Ad Aprile 2009 è uscito l’ultimo romanzo La guerra dei figli (Garzanti), presentato in anteprima mondiale a Stromboli. Gentilmente l’autrice ha accettato di rispondere alle nostre domande.

INTERVISTA “EOLIANA” A LIDIA RAVERA
di Clara Raimondi
Roma, 7 maggio 2009
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1. Qual è il suo personale rapporto con l’arcipelago delle Eolie?
Le Eolie mi hanno salvato la vita, quindi provo gratitudine. Io ho un problema col tempo anagrafico, che l’ho sempre avuto: già a 19 anni avevo un problema enorme con l’invecchiare, a 21 volevo spararmi, a 23 mi ritenevo finita, a 26 ho scritto un romanzo che si intitolava “Ammazzare il tempo” (era già il secondo) e recava la seguente epigrafe tratta da “Misura per misura” di Shakespeare: “Non sei né giovane né vecchio ma è come se dormissi dopo pranzo sognando di entrambe queste età”. Ero una povera malata di mente. Quando sono sbarcata alle Eolie – tra l’altro non molto tempo fa, circa 4/5 anni – sono stata folgorata dalla bellezza di Stromboli in particolar modo, ci ho fatto il nido subito e ho scoperto che lì il tempo atmosferico è talmente presente e prioritario rispetto al tempo degli orologi, che è anche quello dell’anagrafe, che la mia ossessione ha mollato, ha ridotto la presa. Questo pensiero ossessivo del tempo che passa, degli anni che vanno via, della vecchiaia che incombe (che io sentivo già incombere a 19 anni, figuriamoci adesso quando sarebbe persino ragionevole) è quasi sparito. In inglese ci sono due parole per dire “tempo” che sono “weather” e “time” invece in italiano ce n’è una sola; da quando sono a Stromboli io sono riuscita a scandirla nei due termini e “weather” ha vinto su “time”, è stato un grande regalo quindi io penso che le Eolie mi abbiano salvato la vita e sicuramente mi hanno assicurato una vecchiaia decente, non troppo nevrotica.

2. Come vive l’isola di Stromboli?
A Stromboli sono riuscita ad acquistare un pezzo della casa più bella dell’isola. Se tu ami molto un posto poi quel posto ama te: improvvisamente si sono create una serie di condizioni stranissime. Avevo una casa all’Argentario che ora sto cercando di vendere, adesso l’ho affittata. Sono arrivata a Stromboli quando le case erano già molto care: non ho rapporti con il possesso ma la casa che volevo non era in affitto era in vendita. Era da poco morta la proprietaria, una vecchia signora francese di nome Colette che abitava parte dell’anno lì e parte in Francia e non aveva figli. La casa era disabitata da 5 anni e tutti la corteggiavano però era corteggiata anche un po’ da persone che volevano fare delle piccole speculazioni (una thalasso, una beauty farm) perché è proprio sul mare, ha gli scogli che entrano nel terrazzo e quindi era per me l’ideale perché io non amo stare dentro, non sono una creatura degli interni, mi piace stare sempre fuori. Quando devo stare dentro mi piace che il mio dentro sembri un fuori, anche la mia casa di Roma è così, è tutta vetri, tutta finestre. La casa di Stromboli è perfetta perché il rapporto tra la casa e la natura è minimo: ci sono scogli, cespugli di fiori selvatici e cactus che praticamente spuntano dal pavimento. Io e la mia amica – che l’ha comprata insieme a me – siamo state “scelte” rispetto ad altri dalla signora francese di nome Aymée che vive anche lei da 40 anni a Stromboli che faceva da intermediario ed è un personaggio molto noto, una vecchia signora ambientalista che porta avanti una sua battaglia personale contro gli scempi nelle Eolie e per questo meriterebbe di diventare sindaco di Lipari. Lei pesa 30 kg, è alta 1.50 metri e ha 77 anni, una pasionaria: ha preferito me e la mia amica che pure eravamo le ultime arrivate perché volevamo abitarla, viverla, farla vivere, fare un restauro conservativo. La casa aveva bisogno un restauro conservativo ma non ne abbiamo mutato la destinazione, non abbiamo toccato nulla che non fosse dentro e ci stiamo molti mesi l’anno: lei 3 mesi e io quando riesco anche 4 o 5 mesi.

3. Com’è nata l’idea del suo romanzo “Eterna ragazza”?
Quando un luogo è un luogo dell’anima entra nella tua scrittura con potenza. Quando ho scritto “Eterna ragazza” Stromboli l’avevo vista 3 volte in vita mia però mi aveva evidentemente molto colpita: quando una cosa ti colpisce profondamente poi sulla pagina si vede perché assume un potere evocativo. Forse se riscrivessi adesso lo stesso romanzo con quell’ambientazione strombolana, adesso che la conosco benissimo – sto lì solo da 4/5 anni ma ci sto 4 mesi l’anno quindi se uno li somma e come se fossero 20 anni andando solo ad agosto – probabilmente verrebbero fuori delle pagine molto diverse perché adesso la conosco più profondamente e soprattutto conosco profondamente gli strombolani. Mentre prima erano delle figurine che passavano sullo sfondo adesso ho imparato un po’ a capirli nel bene e nel male.

4. Come sono gli strombolani?
Sono come il Dr. Jekyll e Mr. Hyde: sono come il buon Dr. Jekyll in bassa stagione, ad Agosto diventano Mr. Hyde. A luglio/agosto puoi anche morire, ti guardano appena, spostano il cadavere e tirano dritto fino al prossimo guadagno. Fuori stagione invece a me è capitato di andare lì da solo quando pioveva, in marzo o in novembre, e allora lì ti adottano, sono adorabili, sono generosi e sono carini poi improvvisamente ritornano come Mr. Hyde, ti calpestano e tirano avanti verso il primo turista da spennare. Succede persino nei ristoranti: in un ristorante dove ad Aprile (basta che non sia Pasqua) mangi bene, torni ad agosto e fa schifo. L’unico difetto di Stromboli è che non ha dei buoni ristoranti e sono cari.

5. “Se il pericolo è annoiarsi dal vivere, la natura, a Stromboli, garantisce una distrazione costante”; perché ha deciso di ambientare in parte il romanzo nell’isola di Stromboli e come influisce “Iddu” (il vulcano) sul destino dei suoi personaggi?
Io non ho deciso, anche perché io decido pochissimo: semmai decido i primi capitoli ma Stromboli non entra nei primi capitoli. Ad un certo punto vengo potentemente sbattuta di quà e di là dai miei personaggi che sono in genere ribelli alla mia volontà e fanno quello che gli pare. Stromboli è entrata con la prepotenza simbolica dell’isola. Mi è sembrato poi molto giusto quando ho riletto e ho capito cosa avevo scritto: ho capito che l’isola è un luogo molto simbolico e letterario e in questo le Eolie sono ancora delle vere isole (mentre Ischia e Capri non lo sono più) perché sono legate al mare, perché mangi se è arrivata la nave e a Stromboli – che non ha un porto come quello di Lipari – senti molto l’isola perché c’è l’isolamento, dipendi dalle tempeste e dalle intemperie e questo è fondamentale perché umilia la hybris umana: tu non decidi, tu non sei niente, tu devi scavarti la tua nicchia e fare i conti con la natura. Questo mi piace molto e mi piaceva molto sul personaggio del figlio di Norma (la protagonista del romanzo) che è uno di questi giovani in fuga dal mondo. Quando eravamo giovani noi ci buttavamo nel mondo come dei pazzi con lo scopo di cambiarlo – poi non abbiamo cambiato niente per carità – la nostra idea era “noi stiamo nel mondo, impattiamo col mondo e lo salveremo”. Molto più realisticamente i ragazzi di oggi dicono “il mondo è quello che è” e quelli intelligenti lo vedono con grande lucidità ma siccome alla lucidità non si accoppia la speranza, tendono ad autoescludersi dal mondo e quindi hanno delle forme di resistenza individuale e cercano di non farsi sporcare. Il figlio di Norma infatti si ritira sull’isola con la sua giovane moglie psichicamente disturbata, lei ha un problema nevrotico quindi impattare con il mondo le fa una grande fatica.

6. “L’amore ha questo di paradossale: non si fa diminuire dalla sofferenza, anzi, la raccoglie, si nutre di delusioni, cresce nei dispiaceri”: l’amore è, insieme al vulcano, uno dei protagonisti del romanzo, quale aspetto ha voluto evidenziare di questo sentimento universale?
Ho cercato di fare un discorso sull’amore maturo. Si pensa che una donna oltre una certa età non possa più innamorarsi e meno che meno essere amata perché non è più fresca, ma siccome le donne non sono lattughe ma sono persone, può succedere che continuino a provare desideri ed attrazioni anche sessuali ed innamoramenti ed può persino succedere – udite, udite - che siano oggetto di un innamoramento. Non necessariamente hanno tutti l’estetica di Berlusconi della velina ventiduenne o della figlia di camorristi diciottenne. Esistono anche uomini dai palati più raffinati che riescono a essere attratti non necessariamente da un calendario Pirelli di serie B. Sono molto più di quelli che ci immaginiamo perché noi donne siamo sempre le più grandi nemiche di noi stesse. Io ho ipotizzato che una donna sulla cinquantina si innamora, poi che scopre che l’uomo di cui si è innamorata ha una moglie di 25 anni, e - anche se la battaglia è persa - continua ad amarlo e alla fine vince perché lo ama in modo diverso. Lo ama in modo oggettuale e non narcisistico: ama lui e non sé stessa riflessa negli occhi di lui che è la chiave di tutti gli innamoramenti giovanili. Fino a una certa età le donne fondamentalmente vogliono essere amate: guardate, sedotte, corteggiate, estratte dal mucchio dallo sguardo maschile, vogliono essere individualizzate dall’amore. Se un uomo le ama finalmente anche loro riescono ad amare sé stesse, cosa che alle donne viene malissimo. Una donna di mezza età intelligente in genere ha un buon rapporto con sé stessa, anche perché sennò si spara prima, e la mia Norma ha un buon rapporto con sé stessa. Lei non ha bisogno di essere amata per amarsi, lei si ama, punto. Quando si innamora, si innamora veramente di lui e allora è molto generosa: continua a scrivergli e a sostenerlo anche quando lui ha tutto il mondo contro. Lui viene considerato un uomo riprovevole per aver accoltellato la sua giovane moglie e lei con generosità e senza speranza continua ad amarlo. Quindi mi è molto piaciuto andare a visitare questo amore maturo.

7. Quale personaggio del suo romanzo l’ha maggiormente affascinata e perché?
Mi ha affascinato molto Sergio, perché una volta tanto sono riuscita a costruire un uomo virile e femminile. Virile perché è uno silenzioso, che sopporta, che tace però è uno anche femminile perché è uno che si sacrifica per sua figlia: non ci pensa un minuto e va in galera lui salvando lei, è una specie di monumento alla paternità. Visto che gli uomini imbecilli pensano che io sia una femminista che odia gli uomini, ho voluto dargli una lezione. Io gli uomini li amo moltissimo e li anche molto spesso invidiati. Non amo l’uomo comune, non amo la rozzezza, la miseria di un uomo comune. Tra un uomo comune e una donna comune preferisco una donna comune perché gli uomini o sono straordinari o riescono ad essere delle tali merde che le donne difficilmente sono, però nello stesso modo hanno anche possibilità di essere straordinari e lui è fantastico. Io scrivevo e mi innamoravo.

8. C’è qualcosa di reale in questa storia o è puro frutto della fantasia letteraria?
E’ puro frutto della fantasia letteraria, semmai qualcosa si è avverato dopo la pubblicazione ma non certo prima. Di vero c’è soltanto la mia somiglianza con la protagonista, che è una indomita ma una somiglianza solo interiore, lei è molto più carina di me.

9. Ha dedicato altre opere alle isole Eolie o intende farlo?
C’è nel computer un inizio di racconto (i miei inizi, sono 40 pagine…) che però ho interrotto, forse lo finirò, che è ambientato in una Stromboli invernale. Tornerà per forza perché è così presente. Non è tornato nell’ultimo romanzo “La guerra dei figli” perchè è la storia di una giovinezza negli anni ’70.

10. Recentemente lei ha presentato in anteprima nazionale il suo nuovo romanzo “La guerra dei figli” proprio a Stromboli, qual è il tema di quest’ultima fatica letteraria?
Questo romanzo è una specie di necessità che ho sentito di fare i conti con il mio passato, lo dico molto apertamente. Sono arrivata a un’età (cinquantina inoltrata n.d.r.) in cui ha senso incominciare a voltarsi indietro e cercare di vedere la trama del tappeto, qual è il disegno della tua vita visto che due terzi l’hai già trascorsa. Io penso che invecchiare bene sia una forma d’arte, un grande impegno sia intellettuale e morale perché devi mantenere una disponibilità e un senso critico (e anche autocritico) che non è facile mantenere con gli anni. Devi stare bene attenta a non chiuderti in difesa, a rimanere aperto, devi fare mille attenzioni etiche, molta attenzione intellettuale perché il cervello è un muscolo e se smetti di farlo funzionare si atrofizza e addio…e molta attenzione anche al tuo corpo, che è un vero lavoro. Io penso che mentre nell’avere 10 anni in meno non c’è merito, è un puro dato anagrafico, nell’avere un’età e non avere i difetti tipici di quell’età allora quella è una questione di valori personali di cui sono molto orgogliosa.

11. Che vantaggi potrebbero trarre i turisti che visitano le Eolie dalla conoscenza della letteratura qui ambientata, come il suo romanzo?

Io non parto mai per un viaggio senza fare incetta di romanzi svolti in quel luogo in cui sto andando. Recentemente sono stata in Vietnam e sono partita con sei romanzi vietnamiti che mi sono sorbita, non erano un gran che ma in ciascuno ho trovato un particolare, un sapore, un odore, un dettaglio che mi hanno aiutata ad entrare in relazione con il luogo dove sono andata anche se ci sono stata solo 15 giorni. Io penso che a maggior ragione chi si fa la settimana alle Eolie dovrebbe proprio leggerli i libri svolti lì, perché con l’aiuto dei libri una settimana vale sei mesi, sennò anche sei anni restano tre giorni. Comunque passare attraverso l’evocazione di chi ha amato, conosciuto, vissuto un luogo è fondamentale per qualsiasi viaggio, alle Eolie in particolare.
Intanto devi capire se sei adatto perché non tutti sono adatti a stare su un’isola come Stromboli che ha la sabbia nera, per cui tutti quelli fru-fru, secchiello-paletta, Rimini-Adriatico, Forte dei Marmi, no! Tutti quelli che hanno bisogno di andare nei locali alla sera perché sennò non si divertono, perché non hanno consuetudine col pensiero, e men che meno con la conversazione è meglio che evitino anche loro. A Stromboli i locali non ci sono, le discoteche non ci sono, il night club non c’è, lo struscio non si fa, le boutique non ci sono. Ci sono quattro negozietti carini che hanno tutti le stesse cose, il migliore è la “Nave in Piazza” però anche lì ti deve piacere fare quattro chiacchiere con Donatella, donna molto simpatica e gradevole. Se però ti piace lo shopping, lo struscio, il Billionnaire, il ristorante fico Stromboli non va bene. Stromboli è fatta per persone che amano la natura, il mare, pensare, ascoltare buona musica, leggere infatti c’è una libreria sempre piena. E’ l’unica libreria dove ho visto fare la fila fuori. Un anno Chiara (la proprietaria della “Libreria sull’isola” di Stromboli, n.d.r.) ha deciso che per problemi suoi apriva soltanto il pomeriggio e la mattina c’erano i bambini che facevano i capricci perché dovevano andare al mare senza i libri: un bambino che si comporta così è figlio di una persona che legge per cui le persone che stanno a Stromboli sono persone che leggono. Ho fatto una presentazione a Stromboli nelle piovosissime vacanze di Pasqua e c’erano 40/50 persone, l’ho rifatta a Roma e ce n’erano 30! Stromboli ti eccita e ti dà una vitalità pazzesca: a me Stromboli mi fa come tre sniffate di coca senza farmi male alla salute, riesco a fare 4500 cose in un giorno. Devi capire se ti piace: per esempio io dal vulcano mi sento protetta: più il vulcano erutta e tossisce più io mi sento protetta, sento che lui si occupa di me e mi difende. L’ho scalato con Zazà (la guida vulcanologia Mario Zaia, n.d.r.) che era abbastanza allibito perché non mi conosceva ancora e io mi arrampico come una capra, continuava a dirmi “vieni giù”. Io tendenzialmente vorrei scalarlo ogni anno perché vado a salutarlo. Quest’anno partirò per Stromboli a fine maggio, faccio base lì ma devo fare spesso avanti e indietro; l’anno scorso per esempio ero in cinquina al premio Strega ed ero sempre in viaggio. A me piace l’isola ma i collegamenti lasciano un po’ a desiderare.