Ed. Centro Studi di Lipari, 2008
“Seduta dietro il bancale del suo piccolo negozio con i capelli in disordine, tutta sudata, Assunta fissa davanti a sé la cascata di liste di plastica. Ugualmente entrano le mosche, assieme al bollore della pietra….”
Questo l’incipit del romanzo di Leros Pittoni ambientato alle Eolie, inizialmente pubblicato da Mursia e ristampato recentemente dal Centro Studi di Lipari, da cui l’autore ha anche tratto nel 1973 un film interpretato da Paola Pitagora e Fulvio Testi.
Siamo sull’isola di Lipari, dove ha trovato rifugio un architetto deciso a respingere, per fede anarchica, i coinvolgimenti consumistici della sua professione. Ma vivere da pittore senza padroni non è facile neppure alle Eolie: il protagonista suscita antipatie e risentimenti, finisce in mezzo a una faida rusticana che non lo riguarda, viene perfino arrestato come sospetto di omicidio; e quando per fame accetta di fare il Cristo nella processione del paese, rischia di venir crocifisso davvero.
L’autore:
Leros Pittoni, scrittore, saggista, giornalista professionista, ha pubblicato altre opere di narrativa da cui sono stati tratti documentari e sceneggiati per la televisione. Gentilmente ha accettato di rispondere alle nostre domande.
INTERVISTA A LEROS PITTONI
di Clara Raimondi
Roma, 16 marzo 2009
1. Qual è il suo personale rapporto con le isole Eolie?
Quando sbarcai a Lipari, in questa isola che isola ciò che portiamo dentro di negativo, mi sentii subito sollevato. Sulla scia di queste emozioni, ho voluto scrivere una storia qui ambientata negli anni Settanta, la fuga dell’uomo “consumistico” dalla civiltà meccanizzata, il ritorno a una vita semplice a contatto con la natura, dove solo l’amore può far riacquistare al protagonista il rispetto di sé stesso.
2. Com’è nata l’idea del suo romanzo “Un amore così fragile così violento” ambientato a Lipari?
La fuga dalla civiltà è un’aspirazione generale a tutte le età e a tutte le latitudini, ma, occorre precisare, è anche un’aspirazione generica che non tiene conto dei molti fattori necessari per operare una simile scelta. Sono partito da questa idea. Ritrovare sé stesso, meglio ancora ricostruire sé stesso in una dimensione più umana, più vera, non è assolutamente facile, in qualsiasi luogo uno voglia fuggire. Se ne accorge il protagonista di questo libro che stenta ad inserirsi in un nuovo ordine di cose, in un microcosmo con le sue regole fisse e immutabili che il protagonista stesso, sia pure involontariamente, contagia come fosse un virus, portando lo sconvolgimento in un organismo regolato, subendo un violento processo di rigetto.
3. Quanto della storia narrata corrisponde a verità storica e quanto invece è frutto della fantasia letteraria?
La verità storica di un luogo spesso uno scrittore l’avverte quasi in maniera medianica. Per cui l’inventiva, almeno per me, nasce dalla percezione suggestiva del luogo, delle persone stesse che ci vivono. Lo scrivere è quasi un suggerimento, quando ci si immedesima nella realtà che vogliamo “vivere”.
4. Quale personaggio del suo romanzo l’ha maggiormente affascinata e perché?
E’ Assunta, che rappresenta la sincerità, l’amore come dedizione, la fedeltà ai propri principi. Una vera donna del sud.
5. Che influsso ha secondo lei l’ambiente naturale dell’isola di Lipari, così particolare, sul destino degli uomini che vi abitano?
L’ambiente naturale di Lipari è una splendida garanzia che pesa sul destino di chi ci abita. Purché gli abitanti sappiano conservare le proprie tradizioni di ospitalità e quella spontaneità tipica nell’accogliere il prossimo.
6. Gli amori isolani sono spesso contrastati e privi di lieto fine: che ruolo ha l’isolamento in questa difficoltà nelle relazioni interpersonali, soprattutto per chi come il protagonista non “appartiene” all’isola per diritto di nascita?
L’isola di Lipari, dove si rifugia il protagonista della storia, pur con le sue arcaiche strutture legate ad un trascorrere del tempo rispettoso dell’individuo, nasconde, alla resa dei conti, insidie simili a quelle della città. L’inserimento è ostico, difficile, costellato di avvenimenti duri, talvolta crudeli. Una serie di prove, attraverso le quali l’uomo è costretto a passare liberandosi nello stesso tempo di quei legami che rappresentano ancora un vincolo, un cordone ombelicale. Così il rapporto che si risolve tragicamente non per colpa sua, con Assunta, una donna del luogo che rappresenta il sentimento nuovo, incontaminato e incorrotto. Così quello invece tutto sensi e sesso che lo unisce a Mita, una specie di sirena tentatrice che vorrebbe ricondurlo alla vita di un tempo. E sullo sfondo il coro della cava di pomice, dove basta trascorrere quindici giorni per rischiare la silicosi e la gente del posto, fatta di presenze soprattutto anziane o quella figura di parroco invasato che vede nella speculazione edilizia la catarsi di un’esistenza abituata da secoli agli stenti.
Il soggiorno del protagonista, dopo la violenza del mondo lasciato alle spalle, conosce così una nuova violenza prima di raggiungere una serenità che era stata la molla del viaggio, quella serenità che è amore, nel senso più pieno della parola, che risulta essere l’unica apertura di un dialogo che è sempre più indispensabile se si vogliono salvare certi valori che rendono la vita degna di essere vissuta.
7. Qual è il messaggio profondo che ha voluto veicolare con questa storia?
Ciascuno di noi cerca “l’isola che non c’è”. Io quell’isola l’ho trovata e a questo proposito voglio citare una frase di Hermann Hesse che dice: “Quando il tuo animo si immedesima nella bellezza della Natura, crea la gioia di vivere”.
8. Da questo romanzo lei ha tratto anche un film, che cosa aggiungono le immagini a questa storia e quali sono i punti di contatto e di divergenza tra il romanzo e il film?
Il film tratto dal libro è stato girato a Lipari e rende visiva la storia senza variazioni. Paola Pitagora e Fabio Testi sono stati bravissimi a interpretare i due protagonisti con le loro ombre interiori sullo sfondo della luce accecante della cava di pomice.
9. Che vantaggi potrebbero trarre i turisti di oggi dalla conoscenza della storia delle isole e della letteratura qui ambientata, come il suo romanzo?
Devo dire che il libro ha avuto successo e questa si è rivelata una valida fonte di pubblicità per l’isola, che ancora continua.
10. Quali futuri sviluppi prevede della sua produzione letteraria e/o cinematografica?
Continuo a scrivere libri. Di recente è uscito un volume storico sulla più grande pittrice del Settecento, Angelica Kauffman, intitolato “Alla ricerca del bello e dell’amore”. Ultimamente invece è stato pubblicato “Il mio perché. Una storia vera” che narra di una donna che, scontenta di sé, si lascia andare al vizio del bere fino a diventare alcolista. La Radio Televisione Svizzera ne ha tratto uno sceneggiato in cinque puntate. Per quanto riguarda la regia, il mio ultimo lavoro è stato “I magistri ticinesi che hanno cambiato il volto di Roma”.






