L’ISOLA CHE BRUCIA
Tascabili Marsilio, 1997
“Dal mare Iddu è ancora più imponente. Chiude nel suo abbraccio tutta l’isola, essendo lui stesso tutta l’isola…”
L’isola è Stromboli. Iddu è il suo vulcano, protagonista assoluto della oscura e solare vicenda. L’oscura vicenda di un corpo assassinato, sepolto sotto la sabbia; di qualcuno precipitato (buttato) in un mare di scogliera; di un furioso incendio nell’isola.
La solare vicenda di un’estate calda e dorata: belle ville, rosmarini, gelsomini e bougainville, cene sulle terrazze, giardini incantati; cani, gatti, vegetali, minerali; sofisticate nobildonne, uomini di successo, affascinanti efebi.
L’autore:Gianni Farinetti, copywriter, sceneggiatore e regista (ha realizzato alcuni documentari e cortometraggi), Gianni Farinetti ha esordito in narrativa nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa, con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour, Il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L’isola che brucia. I suoi romanzi sono tradotti nei maggiori paesi europei. Vive a Torino.
Gentilmente l’autore ha accettato di rispondere alle nostre domande.
INTERVISTA EOLIANA A GIANNI FARINETTI
di Clara Raimondi
Torino, 25 marzo 2009
1. Qual è il suo personale rapporto con le Eolie, le “isole dell’amore”?
Le Eolie ed io ci siamo conosciuti trent’anni fa, nell’estate del 1979. Una coppia di cari amici m’inivitarono a Stromboli dove hanno casa dagli anni sessanta. Arrivai sull’isola da solo, con l’aliscafo da Milazzo. Osservavo i fianchi della montagna nel pomeriggio bollente chiedendomi – come credo facciano tutti – come si fa a vivere in un luogo così inospitale, apparentemente inospitale. Scendendo dall’aliscafo inciampai e caddi in ginocchio sull’asfalto crudo del molo. Lo presi come un segno infausto. Ma imparai ben presto che era un segnale di Iddu, il vulcano, che desiderava un omaggio alla sua maestà. E’ stato molto benigno con me il vulcano. Il compagno di tutta la giovinezza e della maturità.
2. Com’è nata l’idea del suo romanzo giallo “L’isola che brucia” ambientato a Stromboli?
Negli anni, continuando a frequentare l’isola d’estate ma anche in altre stagioni (memorabili capodanni, primavere ventose) ho pensato spesso a un romanzo ambientato lì. Ma avevo molta paura. Un luogo così estremo, appunto così letterario e simbolico, può farti uscire di senno, condurti verso strade sbagliate, confuse. Ci ho messo molti anni a trovare la storia e soprattutto il tono giusto del racconto. E ho scelto una trama leggera, da romanzo “giallo”, da mettere in contrapposizione con la drammaticità del luogo. Non bisognale dimenticare che le Eolie sono siciliane, la terra drammatica per eccellenza.
3. La storia narrata nel suo romanzo è completamente frutto della fantasia letteraria o c’è qualche spunto reale?
Non potevano mancare spunti reali anche perché la vera protagonista dell’ “Isola che brucia” è proprio l’isola. E poi, nel trascorrere delle stagioni ho conosciuto tanta gente, ascoltato tante storie, vissuto tante cose. Ma non ho scritto una sola riga sull’isola. Ogni volta che ci torno sono sovrastato dal mistero e completamente risucchiato dal luogo, anche dai minimi accadimenti quotidiani che sono poi la vera vita. Per scrivere ci vuole lucidità. Il romanzo l’ho scritto altrove, pensando al vulcano.
4. I protagonisti del suo romanzo sono quasi tutti turisti, quale di loro l’ha maggiormente affascinata e perché?
Bè, mi ha sempre molto divertito vedere l’approccio che ha la gente con i luoghi, soprattutto con Stromboli. Stupore, paura, noia, inspiegabili innamoramenti, anche repulsione, spesso totale incomprensione di quello che l’isola è veramente. Non solo un luogo di vacanze, cioè, ma un posto dove la gente vive da millenni tra difficoltà che sembrano insormontabili. Mi ha molto divertito, ad esempio, raccontare la totale estraneità che ha un personaggio come il cavalier Persutto che non capisce niente dell’isola attratto com’è solo dalla possibilità di cenare una sera con una principessa. Tutti noi amici che conosciamo Iddu siamo concordi che l’isola tira fuori le peggiori, o migliori, stravaganze.
5. Con questo libro ha vinto il Premio Bancarella, che viene attribuito da una giuria di librai: quale aspetto è stato maggiormente apprezzato e premiato?
Ricordo che piacque la trama molto complessa e di certo i profumi di Iddu fecero la loro parte.
6. Che influsso ha secondo lei l’ambiente naturale dell’isola di Stromboli, così particolare in virtù alla convivenza con un vulcano attivo, sul destino degli uomini che vi abitano?
La combinazione tra vita quotidiana e vulcano è totale. Non si può prescindere dal vulcano che è come un immenso barometro. E’ lui che decide tutto, la serenità come la disperazione. E insieme il mare di Sicilia, così elusivo, così scontroso. E credo che non ci sia niente di peggio che contrastare l’ambiente. L’isola richiede dedizione assoluta.
7. Quali futuri sviluppi prevede della sua produzione letteraria? Tornerà alle Eolie, sia di persona che con la scrittura?
Oltre al romanzo ho pubblicato anche un racconto lungo ambientato a Stromboli: “L’ombra del vulcano” che si può trovare in due edizioni, la prima illustrata con Cartacanta e una seconda edita da Aliberti nel 2005. Quando scrivo ho sempre in mente il vulcano – e ho un disegno di Pierluigi Meneghello sopra il Mac. La scrittura sceglie strade imperscrutabili e mi succede a volte di viaggiare in luoghi anche molto suggestivi provando di colpo una profonda nostalgia per l’isola, una sorta di spaesamento come quando si è da troppo tempo lontani da casa. Così, appena posso, prendo la nave da Napoli. Ah, gli arrivi all’alba nell’abbraccio del vulcano. Attesi sempre con un po’ di timore.
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Le foto della galleria sottostante sono di Giuseppe Allegrino, in arte KingAlle, che rigraziamo per la disponibilità a pubblicarle su questo sito.







