Eliseo Reclus

Eliseo Reclus

Eliseo Reclus
Eliseo Reclus
LA SICILIA E L’ERUZIONE DELL’ETNA NEL 1865. RELAZIONE DI VIAGGIO” in:
Felice Bourquelot ed Eliseo Reclus “La Sicilia, due viaggi”, prefazione e note di E. Navarro della Miraglia
Ed. F.lli Treves Milano 1873.

Il viaggiatore
Nella prefazione all’edizione italiana del suo diario di viaggio, Eliseo Reclus viene così descritto da E. Navarro della Miraglia: “Il signor Eliseo Reclus è uno scienziato, un artista che passa rapidamente in certi luoghi e che si ferma a lungo, con amore, in certi altri”. Uno scienziato francese dunque, un geografo per l’esattezza che per il suo lavoro aveva viaggiato in tutto il mondo. Nel suo paese era noto soprattutto come anarchico e per questo era poco apprezzato ma come scienziato aveva acquisito una notorietà internazionale: le sue opere – tra cui la più nota è “L’uomo e la terrra”, un trattato di geografia fisica mondiale - vennero pubblicate in migliaia di copie, furono riedite più volte, tradotte in inglese, in russo, in spagnolo e in italiano.

Il viaggio
Eliseo Reclus compì un viaggio in Sicilia nel 1865 per motivi di ricerca scientifica. Nel suo diario di viaggio dedica una decina di pagine all’escursione in battello alle Eolie, di cui non è nota la data esatta; si sa che Reclus fu a Lipari, a Stromboli e soprattutto a Vulcano, di cui ci ha lasciato una descrizione delle attività minerarie di allora. Partì da Milazzo e qui fece ritorno al termine dell’escursione - come molti viaggiatori moderni - dove ricorda anche lui la recente vittoria garibaldina contro le truppe borboniche. Aveva letto l’opera di Spallanzani, che cita nel suo testo.

Il diario di viaggio
La parte del diario di viaggio in Sicilia dedicata alle Eolie consta solo di una decina di pagine, che si leggono rapidamente. Pur essendo scritte da un geografo non hanno la pretesa di essere un trattato di geografia ma una solo il racconto di un’escursione quindi sono molto leggibili e piacevoli, nonostante la traduzione dal francese sia oramai datata (è del 1873). Nelle descrizioni degli ambienti naturali, in particolare quelle relative agli aspetti vulcanologici, Eliseo pur essendo uno scienziato, riesce ad esprimere una capacità letteraria tipica degli scrittori.

Durante la traversata in mare da Milazzo alle isole Eliseo riflette: “Come è soave in queste magnifiche nottate sul Mediterraneo abbandonare il pensiero in armonia colla natura, meditando a ciò che solo da qualche valore al pellegrinaggio della vita, alla pratica della giustizia e all’amore della libertà”.
Giunto in prossimità di Vulcano così la descrive: “Alla vista dell’enorme rovina, che tale apparisce la intera isola, la mia prima impressione fu di terrore… Su quelle balze nude nessuna traccia di vegetazione; sembra di essere al cospetto di una di quelle contrade dell’emisfero lunare ove il telescopio non mostra che precipizi vulcanici, spaccature del suolo, obelischi di lave. Nere sono quasi tutte le rocce o di un colore bruno vermiglio come il ferro arrugginito; ne vedi di sanguigne, di gialle, di biancastre; ogni colore ha un rappresentante in questa bolgia spaventosa, eccettuatone il verde, ristoro agli occhi. Tutto è un ammasso di lave e di scorie come quando l’isola tumultuosamente fu sollevata dalle profondità misteriose del mare”
A proposito delle condizioni di lavoro degli operai addetti all’estrazione dell’allume e dello zolfo egli dice: “L’officina è un meschino tugurio che per colore si confonde colle rocce circostanti; gli operai, veri trogloditi, succinti in sordide vesti alle quali la polvere della lava dona una tinta di ruggine, dimorano negli antri della montagna di Vulcanello…E’ facile intendere come tale esistenza non offra nulla di piacevole, sia pure sotto il cielo ridente del Mediterraneo, e la tristezza e il patimento sono i caratteri fisionomici di quei poveri lavoranti”
Giunto a Lipari l’autore ne ha decisamente una migliore impressione: “Indicibile è il contrasto tra i mucchi di scorie di Vulcano e la pendice orientale di Lipari. Qui una considerevole cittadella si innalza a duplice anfiteatro sui due fianchi di un promontorio coronato da un antico castello…Lipari pei geologi e i mineralogisti è terra promessa. Ha, come le vicine isole, vulcani, crateri, lave di più maniere, e, per soprassello, è ricca di formazioni assai più rare nel resto dell’arcipelago…A Lipari abbondano le meraviglie.”

Dove trovare il libro
Tramite il database OPAC è possibile interrogare i cataloghi online di oltre 40 biblioteche italiane per localizzare quella più vicina.

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