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Elio RussoLE GINESTRE DI PUNTA LAZZARO
Racconto ambientato a Stromboli, Ed. Novecento, 1992
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“Pietra pitturata di nerofumo,sabbia nera come le notti senza luna, roccia mangiata dal mare e dal vento, lava ruttata dal vulcano, officina di fuoco, soffio di mille lapilli, eterno brontolio di visceri, sordo rumoreggiare di forze occulte, sciara aspra e scura che sprofonda nelle acque nere, forgia di scorie, dal colore della ruggine, pendii aspri e glabri…”
Questo l’incipit di “Le ginestre di punta Lazzaro”, il racconto ambientato a Stromboli di Elio Russo pubblicato nel 1992 dalla casa editrice Novecento e presentato a Lipari dal Centro Studi nel 1995, che varrebbe forse oggi la pena di ripubblicare. Una storia molto bella, che ha come coprotagonista Maria Kussmann, la donna eoliana del noto arciduca e grande viaggiatore Luigi Salvatore D’Austria che visitò spesso le Eolie durante le sue escursioni nel Mediterraneo, a sua volta autore di uno dei più completi trattati sulle isole Eolie tuttora esistenti.
Maria è una ragazza greca originaria di Santorini che subisce il fascino dell’arciduca, che rappresenta per lei da un lato una possibile via di fuga dall’isolamento a cui è costretta ma che non la gratifica come lei si sarebbe aspettata - nonostante i lussi e i 3 figli che lui le ha dato - al punto da spingerla ad una fuga dall’isola che ricorda quella della giovane russa interpretata da Ingrid Bergman nel film “Stromboli” di Roberto Rossellini. Le ginestre a cui il titolo fa riferimento “a Lipari servono per fare decotti per il mal d’amore”; il “malato” è un povero maestro liparese innamorato di Maria.L’autore:
Elio Russo è uno storico palermitano, ex dirigente di banca, che ha tratto spunto dalle vicende del passato siciliano per opere di narrativa e saggistica come il racconto qui presentato. Gentilmente ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
INTERVISTA A ELIO RUSSO
a cura di Clara Raimondi
Palermo, 4 marzo 2009
R.- Casualmente, alcuni anni or sono, trovandomi in una biblioteca, mi imbattei in una scheda che portava un’indicazione: D’Austria Luigi Salvatore, ed un titolo : “Die Liparischen Inseln”, ovverossia “Le Isole Eolie”. Erano otto volumi, editi verso la fine dell’800. Quell’opera induceva alla curiosità, in me che avevo vissuto le Eolie da turista affascinato sopra tutto dalla bellezza dei luoghi. Chiesi uno degli otto volumi e mi ritrovai fra le mani il libro dedicato all’isola di Stromboli. Chi introduceva l’opera era un notaio di Lipari, Pino Pajno, che nel preambolo affermava di volere curare la ristampa dell’opera in omaggio a chi “volle dedicare i migliori anni della sua vita alle Eolie”. Il personaggio a cui si riferiva Pajno era Luigi Salvatore d’Austria, Arciduca d’Alsazia e Lorena, quinto figlio di Leopoldo II di Toscana, nato a Firenze il 13 novembre 1847.
Da quel libro balzavano fuori quasi con innocenza notazioni e caratteri relativi agli abitanti ed alla natura del luogo, che solo un occhio assai attento come il suo sapeva mettere in evidenza. E più approfondivo la lettura più venivano fuori i paesaggi, le strade, le case, la vegetazione, le chiese, le barche, le persone, tutti gli aspetti di un territorio, colti in un’epoca ben precisa, databile storicamente, perciò testimonianza importante per una ricostruzione ambientale di una realtà oggi profondamente mutata.
Ma dalle annotazioni di Pajno veniva fuori anche un aspetto intimo e profondamente umano, un legame che aveva avvinto l’Arciduca ad un’isolana che viveva a Stromboli, e che dipanatosi nel corso degli anni, aveva avuto poi una fine inconsueta. Così è nata l’idea di scrivere “Le Ginestre di Punta Lazzaro”, col duplice scopo di parlare di questa storia e contemporaneamente della natura delle Isole Eolie alla fine dell’800.
D. QUANTO DELLA STORIA NARRATA CORRISPONDE A VERITA’ E QUANTO INVECE E’ FRUTTO DELLA FANTASIA LETTERARIA?
D. HA SUBITO ANCHE LEI IL FASCINO DI LUIGI SALVATORE D’AUSTRIA, COME MOLTI EOLIANI?
R. Direi che non ho subito il fascino dell’Arciduca, ma che mi ha interessato molto di più il lato umano della sua storia. Marinaio, antropologo, geografo oltre che geologo, uomo di scienze ma anche uomo di mondo, navigava col suo yacht a vapore per le acque del Mediterraneo. Dapprima ebbi di lui l’idea che fosse un uomo freddo ed estremamente raziocinante. Mi sbagliavo. Dalla narrazione fatta dal Pajno appresi con meraviglia un inedito risvolto intimo. Durante le sue prime visite alle Eolie era rimasto ammaliato da una donna che viveva a Stromboli, anche se non era natia del luogo, a quanto riferiscono, ma greca di Santorino. Un uomo tutto sommato solitario era riuscito a fare breccia nel cuore di quella donna, ma soprattutto si era legato a lei indissolubilmente. Con lei ebbe tre figli, tutti avviati alla carriera di capitani marittimi.
Ma quando, col trascorrere degli anni, scelse di mettere stabile dimora in Austria all’ombra del suo augusto parente Francesco Giuseppe, e richiese alla sua donna di accompagnarlo, trovò una inaspettata resistenza. L’isolana non si fece più trovare, scomparendo dall’isola senza lasciare traccia. E fu per gli Eoliani un gesto di grande fierezza. Sconsolato ed amareggiato l’Arciduca si ritirò in solitudine in un castello a Brandeis sull’Elba, vicino Praga, dove morì il 12 ottobre del 1915, in un Europa già sconvolta dalla Grande Guerra.
D. CHE INFLUSSO AVEVA, SECONDO LEI, L’AMBIENTE NATURALE DI STROMBOLI ,COSI’ PARTICOLARE E COSI’ PIENO DI CONTRASTI, SUL DESTINO DEGLI UOMINI CHE VI ABITAVANO?
L’isola era lontana dai turbolenti centri dove la politica, il comportamento dei regnanti, dei pro-dittatori, dei generali, lasciava sempre scontenti e delusi. Le principali attività erano l’agricoltura e la pesca. E molti possedevano una barca, sia per i traffici commerciali che per la pesca. L’analfabetismo era diffuso, ma non pesava sul comportamento. La maggior parte della gente si riteneva contenta della propria condizione, e non per senso di fatalismo.
D. QUAL E’ IL SUO PERSONALE RAPPORTO CON LE ISOLE EOLIE?
R: Mi consenta di risponderLe con alcune parole del primo capitolo del libro: “… in questa terra il vivere è malia, anche se arriva come un riflesso il senso di una vita diversa, intuita ma non desiderata….” Io ho cercato il microcosmo che fu. E ho cercato di percepirlo nella sua originaria autenticità , anche se oggi è profondamente contaminato.
D.-GLI AMORI ISOLANI SONO SPESSO CONTRASTATI E PRIVI DI LIETO FINE: CHE RUOLO HA L’ISOLAMENTO IN QUESTA DIFFICOLTA’ NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI SOPRATTUTTO PER CHI, COME MARIA, NON “APPARTIENE” ALL’ISOLA PER DIRITTO DI NASCITA?
R.- Indubbiamente un amore che vive di rari incontri e che poi si conclude all’improvviso mostra senza infingimenti le difficoltà del suo sviluppo e del suo percorso: come le ginestre, che vivono di poca acqua, germogliando a fatica seppure in tutto il loro splendore e con il loro ammaliante profumo, abbarbicate alla lava.
Maria non visse lunghi periodi con Luigi Salvatore: egli giungeva improvviso, si fermava poco, ripartiva senza preavviso.Non pare che il loro amore fosse contrastato, se non dalla stessa Maria nel momento conclusivo della vicenda. Ma il suo moto d’orgoglio non nasceva dal sentirsi estranea all’Isola, o al suo considerarsi greca e perciò diversa rispetto agli abitanti del luogo.
La sua era una diversità sociale, che la propria natura indomita ed orgogliosa si rifiutava di ignorare dovendo inserirsi in un contesto come quello della corte del Granducato di Toscana. Non nasceva dall’isolamento, ma dalla consapevolezza che non avrebbe tollerato di essere considerata una estranea a corte per i suoi natali.
D. CHE VANTAGGI POTREBBERO TRARRE I TURISTI DI OGGI DALLA CONOSCENZA DELLA STORIA DELLE ISOLE E DELLA LORO LETTERATURA QUI AMBIENTATA, COME IL SUO RACCONTO?
R. Conoscendo meglio la storia delle Isole e la letteratura fiorita intorno ad esse, potrebbero calarsi in una realtà che – ad un occhio attento – riserva ancora la possibilità della scoperta, l’opportunità di immaginare un altro tempo, in cui qui si viveva come in una dimensione diversa, e un tipo di rapporto tra gli esseri umani, che, allora sì, era nutrito dai sentimenti e si rafforzava con la lontananza.
D. QUALI FUTURI SVILUPPI PREVEDE DELLA SUA PRODUZIONE LETTERARIA?
R. Si scrive per tanti motivi. Perché si vuole dare testimonianza, perché ci si sente vivi, a volte perché si desidera trasmettere agli altri le proprie sensazioni, oppure per il piacere intrinseco di farsi leggere da occhi sconosciuti. Lo scrittore è in un certo senso un esiliato, che si muove in un proprio ristretto arcipelago. Un misto di egoismo e di altruismo. Ci sono sempre tante storie da raccontare, tanti pezzi di storia da analizzare. Ho scritto altri libri e ne scrivo ancora: alcuni sono ancora nel cassetto e aspettano di vedere la luce. La mia opera corre su un duplice binario: quello della passione per la narrativa, che coinvolge sempre la fantasia pur partendo, non di rado, da un dato storico, e quello dell’interesse per la storia, da cui nascono i saggi che indagano su aspetti particolari degli avvenimenti del passato, in particolar modo della Sicilia.











