Brunella Lottero

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Bimba” e “Come una specie di sorriso” sono due bei romanzi di Brunella Lottero, giornalista e scrittrice eolian-torinese, uniti dal fil rouge di una storia che inizia col primo e prosegue col secondo. Entrambi ambientati tra Milano (zona porta Ticinese) e Lipari (zona San Leonardo), narrano le vicende di Bimba, “ragazza” anagraficamente di mezza età ma bimba di nome e di fatto perché mai cresciuta, anche grazie alla presenza dell’amica Mariù, medico di Emergency molto più matura di lei, che le fa sostanzialmente da madre. La partenza di lei e soprattutto una maternità imprevista costringeranno finalmente Bimba ad uscire dal suo limbo, metaforicamente rappresentato dall’isola dove ha avuto luogo la trasformazione. Un linguaggio semplice ma di grande effetto, profondamente emozionante, questo libro è da consigliare soprattutto alle madri presenti, passate e future. Imperdibili le descrizioni della seduta dal parrucchiere e quella finale del parto. A fare da sfondo a questa bella storia le Eolie - in particolare l’isola di Lipari - con il loro fascino primigenio, e le parole del cantautore Fabrizio De André, che si riconferma un vero e proprio poeta. Anche il titolo del secondo romanzo riprende il verso di una sua nota canzone, “Il pescatore” – le cui note escono miracolosamente dalle pagine di un libro. Da leggere.

INTERVISTA A BRUNELLA LOTTERO
di Clara Raimondi
Lipari, Luglio 2009


1. Qual è il tuo personale rapporto con l’arcipelago delle Eolie?

Conosco le Eolie da una trentina d’anni e da 25 anni passo regolarmente le mie estati qui. Ho provato a stare anche in inverno ma è troppo freddo. Quando i bambini erano piccoli stavo qui da maggio a ottobre, ora devo seguire il calendario scolastico e sto qui tre mesi d’estate. Le ho conosciute da giovane ventiquattrenne quando sono venuta qui la prima volta, proprio in questa casa (a Pirrera n.d.r.) ho incontrato il mio futuro marito poi ci siamo fidanzati, molto tempo dopo ci siamo sposati e quindi le Eolie per me sono un pezzo di vita. Conosco le Eolie un po’ ma non basta tutta la vita per conoscere bene tutte le Eolie, ognuna è diversa sia vista da terra che dal mare.

2. Com’è nata l’idea dei tuoi romanzi “Bimba” e “Come una specie di sorriso”?
I romanzi non si annunciano mai, nascono tutti dal bisogno primario di scrivere che non sai mai dove ti porta. Questo è un posto ideale per farlo perché i tempi sono rallentati; a me piace scrivere di notte e la notte ho un angolino all’esterno con il computer ed entro dentro alla storia fino al mattino. “Bimba” è nato per un motivo diverso dall’ultimo romanzo perché da giornalista volevo vedere come funzionavano i premi letterari, l’ho scritto a Torino in un mese, ho partecipato al premio Montblanc e ho anche avuto la fortuna di entrare in finale. Invece “Come una specie di sorriso” è stato un parto lunghissimo, ci ho messo quasi 10 anni per scrivere e riscrivere questo romanzo e a differenza di “Bimba” l’ho scritto qui alle Eolie.
Il personaggio di Bimba, l’io narrante dei due romanzi, è lo stesso ma possono essere letti anche indipendentemente l’uno dall’altro. Il personaggio di Bimba ha quasi 40 anni ma non è mai cresciuta, oramai lei è così e dobbiamo prenderla così com’è. Mi piace molto il suo punto di vista quasi “puro”, una chiave di lettura delle cose come se fossero come si vedono. Invece crescendo ci si accorge che la realtà non è come sembra; lei non ha un pensiero successivo e non si pone molti problemi anche perché si affida sempre a qualcun altro, che sia Mariù che sia Amelia o altri va bene chiunque perché lei ha fiducia che ci sarà sempre qualcuno che si occuperà di lei. Ha questo modo un po’ naif di muoversi all’interno di un mondo che non lo è affatto. Molti hanno criticato questo personaggio, che non sta simpatico a tutti. Mariù è molto più simpatica ai lettori ma nel secondo romanzo è solo un vago ricordo.

3. Perché hai deciso di ambientare in parte il romanzo nell’isola di Lipari?
Io credo che la natura sia una presenza importante nella nostra vita perché ci fa un po’ pensare, ci fa riflettere su come siamo rispetto a lei e qui l’impatto con la natura è molto più forte rispetto per esempio alla città, anche se Torino è molto più verde di Milano. Qui alle Eolie la natura è qualcosa che ti da uno spazio tuo: rispetto ad essa, come essere umano, ti senti piccolino. Se il vulcano decide di eruttare improvvisamente tu non puoi farci niente, quindi la natura ti ridimensiona. E poi la natura qui ti affascina perché ti da degli spunti così forti che io non ho trovato da nessun’altra parte quindi per forza, senza pensarci troppo, è venuto spontaneo ambientare qui il mio romanzo perché le Eolie sono prepotenti, sono belle toste.

4. Che influsso ha secondo te l’ambiente naturale sul destino degli abitanti dell’isola? Come sono gli eoliani?
Da una parte mi metto nei panni di chi abita qui e improvvisamente si sente invadere. Se penso a come erano le Eolie quando ci sono venuta la prima volta a 24 anni, cioè esattamente 30 anni fa, ricordo che le persone erano molto gentili, molto ospitali: sia i vicini di casa sia il barista sia gli altri. Chiunque ti dava un passaggio quando facevi l’autostop, c’era un clima di accoglienza che col tempo si è deteriorato. Il liparota tipico è un po’ infastidito dalla presenza dei turisti. Da una parte è il pane suo quindi ha comunque bisogno di noi, anche se io non mi sento una turista vera e propria; dall’altra parte questo non gli ha fatto bene spiritualmente perché il rapporto è diventato molto più povero. Non parliamo poi del rapporto che hanno con noi donne che è rimasto a com’era 100 anni fa: qualunque cosa fai se sei una donna non conta niente. Un giorno ho parcheggiato coi bambini e uno mi ha preso il posto come se non esistessi, e a me non piace che questo sia un comportamento diffuso e tollerato. Pur mettendoci nei panni di chi in quest’isola ci abita a me non pare che la natura abbia giovato a chi ci abita: a me pare che abitare su un’isola tutto l’anno crei molto disagio. A me piacerebbe tra qualche anno passare più tempo qui ma se non hai delle risorse tue la vita diventa difficile.

5. L’amore gioca un ruolo importante, anche se sui generis, nella storia da te narrata: che declinazioni ha questo sentimento universale nell’ambito isolano?
Il fatto che la natura abbia un ruolo così importante libera dei sentimenti che magari altrove non si ha nemmeno il tempo di capire. Sia la natura che ti circonda fa bene al cuore ma anche il tempo ha un ruolo: i tempi sono dilatati e la natura ti sveglia e questo ti permette di scoprire i tuoi sentimenti. In altri luoghi non hai neanche il tempo di guardare il cielo e quindi non guardi te stesso. E un altro modo, un altro tempo, un altro ritmo e un altro colore: anche i colori risvegliano i sentimenti. Come tutti i bisogni anche l’amore è un bisogno importante che viene fuori in certe circostanze, qui sicuramente. Non a caso qui ho incontrato mio marito e quest’anno sono 30 anni che ci conosciamo, ci siamo sposati qui e ogni anno ci torniamo.

6. Quale personaggio del tuo romanzo ti ha maggiormente affascinata e perché?
L’Amelia mi ha colpito perché, come spesso accade quando si scrive, tu non sai cosa incontri; l’Amelia non è stata programmata, è venuta così. Secondo me l’Amelia è di una saggezza assoluta ed è la vicina di casa ideale, che tutti vorrebbero avere. Lei non è solo quella che accudisce perfettamente la casa, che è un’arte che io non ho, è anche quella che rivendica il suo immaginario perché si guarda sempre un bel filmetto senza neanche sapere quale; poi c’è l’episodio in cui diventa bionda, molto particolare, in cui ho voluto darle una botta di vita perché non mi piaceva tutta grigia. Mi sono ispirata ad un parrucchiere reale, uno di quei cobra che ti convincono a fare tutto quello che vogliono loro e mi sono vendicata di lui. Ogni volta che correggevo le bozze e leggevo le parti dell’Amelia ridevo come una matta.

7. C’è qualcosa di reale in questa storia o è puro frutto della fantasia letteraria?
I romanzi partono sempre da un vissuto ma il bello di scrivere è proprio quello di rimescolare gli ingredienti di realtà e invenzione facendo una grande torta e questa è anche la magia della scrittura perché ognuno può scrivere quello che vuole. Il bisogno primario di scrivere deve incontrarsi con l’altrui bisogno primario di leggere.
Il personaggio di “Bimba” non è autobiografico, magari uno si ispira alle cose che conosce ma poi il bello della scrittura è proprio quello di ricamarci sopra, di inventare le cose. Il capitolo finale del parto invece descrive il mio vero parto all’ospedale di Moncalieri vicino a Torino dove fanno il parto senza violenza, l’ultimo in cui è nata mia figlia Mimosa: fra una contrazione e l’altra ridevo, l’ostetrica era splendida (la “bellissima” nel romanzo n.d.r.) aveva dei bellissimi occhi verdi.

8. Che vantaggi potrebbero trarre i turisti che visitano le Eolie dalla conoscenza della letteratura qui ambientata, come il tuo romanzo?
Non so se i turisti vogliono leggere, io spio sempre i turisti che leggono in spiaggia e a volte scopro che leggono cose interessanti ma più spesso leggono gialli da intrattenimento sotto l’ombrellone. Il bisogno di leggere è altrettanto primario quanto quello di scrivere anche per me ma io credo che sia stimolante leggere dei libri sulle Eolie perché ti fa venire voglia di venirci. Quando ho letto il libro di Lidia Ravera (“Eterna ragazza” n.d.r.) mi è venuta molta voglia di andare a Stromboli. I libri sono come spot pubblicitari, chi non le conosce può intuire nelle pagine di un libro gli odori, i colori e le atmosfere eoliane.

9. Il titolo del tuo romanzo che cosa significa?“Come una specie di sorriso” è un verso della canzone “Il pescatore” di Fabrizio De André, al quale ho voluto rendere omaggio. E’ un verso un po’ ambiguo perché nessuno sa come finisce, se il sorriso compare sul volto del pescatore perché si è addormentato o perché è stato ucciso. De André non l’ha mai detto. E’ meravigliosa la mostra che è stata allestita a Genova recentemente. L’anno scorso ho intervistato Filippone, il fattore settantenne dell’Agnata (la casa di De André in Sardegna n.d.r.) e gli ho chiesto di raccontarmi tutto quello che si ricordava. Poi ho mostrato l’intervista a Dori Ghezzi che non è rimasta contenta di quello che avevo scritto perché sembrava che avesse fatto tutto il fattore e Fabrizio non avesse fatto nulla. Ma a questo punto Dori mi ha chiesto di fare altre interviste ad altre persone in Sardegna e a Genova per avere altri punti di vista; ho già intervistato due altri suoi compagni di scuola e il maestro Reverberi, la colonna sonora della nostra adolescenza da Battisti in poi. In tutto ho 4 interviste e ho raccolto delle foto inedite di Fabrizio, a Settembre vedremo come utilizzare questo materiale, se realizzare un libro su Fabrizio.

10. Hai dedicato altre opere alle isole Eolie o intendi farlo?
Anche nel romanzo “Semi di senape” sono citate le isole Eolie e sicuramente compariranno nei miei prossimi romanzi perché spero di passare ancora molto tempo in questo posto in futuro.
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N.D.R. Circa un anno dopo questa intervista sono stata autorizzata ufficialmente dall’autrice a leggere “Semi di senape”, ed. Simonelli 1997. Si tratta di un libro autobiografico che Brunella Lottero ha scritto in seguito ad un evento profondamente lutttuoso che le è accaduto quando ha tragicamente perso la sua seconda figlia che aveva solo tre anni. Il libro, anch’esso ambientato tra Lipari (località Pirrera) e il nord Italia, è una sorta di riparazione - direbbe Freud - della scrittrice di fronte ad uno degli eventi più terribili che possa capitare ad una donna. I “semi di senape” del titolo sono i protagonisti di una storiella di Osho Rajneesh relativa al Buddha, che suggerisce ad una donna a cui è morto il figlio di cercarli nelle case in cui non vi sono mai stati morti, che ovviamente non esistono. Il libro è molto bello e intenso ma sconsigliabile alle giovani mamme e a tutti gli animi molto sensibili.